Qui non si recita

Re-citare, citare due volte, ripetere quel che altri prima di te han già detto.

L'etimologia delle parole spiega perchè certi termini divengono nel pensare comune modelli statici, faticosi da scalzare.
Ma recitare, in molte altre lingue (tedesco, francese, inglese), è uguale a giocare: questo è senza dubbio il significato che preferiamo.

Il teatro significa per noi partecipazione, appartenenza, azione politica. Su questo paradigma abbiamo costruito e costruiamo, a prescindere dai gusti e dalle mode.
Ma significa anche giocare: mascherarsi e smascherarsi, cambiare sguardo e prospettiva, mutare abito voce personaggio, ridere di noi e del mondo che ci guarda...

Ci interessa chi sale sul palco per giocare e mettersi in gioco.
Che lo faccia col teatro, la musica, la poesia, la lettura, non c'importa; c'importa invece che abbia qualcosa da dirci o da trasmetterci, un punto di vista da offrire, un contenuto da condividere.

E ci interessano tutti quelli che cercano un modo per non dipendere dal “sistema”, dalle istituzioni e dai media di massa.

Il “Molo di Lilith”ospita artisti variegati, marinai incrociati lungo le rotte, naviganti osservati finora da lontano, amici che han diviso con noi tratte di mare e pirati sconosciuti in cerca di approdo.

 

Quando un artista o un autore si vanta di fare soldi, ci informa senza accorgersene che ha cambiato mestiere.

Abel Bonnard, Il denaro, 1928



Il teatro non è indispensabile. Serve ad attraversare le frontiere fra te e me.

Jerzy Grotowski

 

 

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