Rassegna "Esodi, migranti e dintorni"

Qualsiasi fenomeno moderno ha una versione mediatica e una che lo è meno, succede così anche per i migranti.

Che da qualche anno ormai e ancor più con gli ultimi governi sembrano essere diventati l’ago della bilancia, la variabile impazzita in grado di condizionare favorire e rovesciare politiche, poltrone, ministeri e istituzioni.

Di Carola Rackete e di altre giovani capitane, delle navi stracariche di umanità dolente, dei viaggi infiniti attraverso il mediterraneo abbiamo visto e vedremo migliaia di video e fotografie, ascoltato tutto e il contrario di tutto, scandagliato e assorbito le immagini fino quasi a farle diventare la nostra quotidianità.

Esistono però migrazioni più silenziose, che fanno meno scalpore, che non finiscono dentro ogni Tiggì, nei comizi elettorali e nei dibattiti perenni dei salotti di Giletti o Brunovespa.

Sono quelle che avvengono perlopiù a piedi, via terra, attraverso le montagne, che affrontano - quasi sempre di notte - valichi e fiumi di fango e sofferenza. Viaggi da inferno a inferno, ostici e sfinenti, sorretti da quella forza che qualcuno chiama disperazione, dai sogni e dalle utopie e, per fortuna, anche da sparuti ma fondamentali brandelli di solidarietà.

Ve le raccontiamo in alcuni dei nostri prossimi appuntamenti culturali, accompagnati da chi – in vari modi e a vario titolo – queste migrazioni le ha vissute, scritte, fotografate e raccontate molto da vicino.

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