Parla come mangi! (e viceversa)

Ce lo dicevano le nostre nonne quando tentavamo maldestramente di "parlare difficile".
Erano i tempi in cui mangiare era una faccenda semplice, fatta per lo più di cose locali e dai nomi comprensibili.
Di merendine confezionate se ne vedevano ben poche in giro,
l'hamburger si chiamava "svizzera" e le ricette erano quelle di Frate Indovino, mica di Masterchef.

Oggi la vecchia e buona "cucina povera" è una specialità che si trova solo in ristoranti snob, dove una bruschetta o una pasta e fagioli costano come il caviale del Beluchistan.
Il cibo si è fatto moda, orpello sensoriale ad ogni costo, mentre il beffardo rovescio della medaglia ha il viso di contadini privati di terra e diritti, o gli occhi spaventati di animali allevati in modo feroce e malsano.

E poi gli sprechi, l'assurda cultura dell'usa e getta, i cuochi pentastellati osannati come attori di Hollywood, le trattorie dove si fa "food experience", ben venga pagare 16 euro se la pizza l'ha firmata Cracco.

Una minirassegna per riflettere su come mangiamo.
E perchè no, anche su come parliamo, che le due povertà, ahimè, ai tempi del Grande Fratello vanno spesso di pari passo.

 

27 marzo - La fabbrica degli animali
proiezione e intervista alla regista Adonella Marena e al veterinario Enrico Moriconi

4 aprile - The Last Farmer
Giuliano Girelli, videomaker, e Stefania di Campli di MAIS ong, proiezione e intervista

5 aprile - Frigorifero mon amour
reading teatralmusicale con Andrea Serra

 

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