Il Senso della Vite: l'altro Canavese

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Data: Gio 19 Mag 20:15

Cena con i vignaioli, per avvicinarsi al vino, incontrare le persone e la storia di chi cura la vite, conoscere i sapori e le qualità del vino, scoprire il valore del vino naturale, confrontarsi con altri curiosi o appassionati o avvinazzati impenitenti.

Con la conduzione di Fabrizio Gallino.


L'altro Canavese

Canavese: quel lembo di terra a cavallo tra pianura e colline che a nord di Torino portano verso la valle d'Aosta.
Territorio in passato dalla forte vocazione industriale, incarnò per lungo tempo l'utopia olivettiana e fu un distretto importante per il secondario avanzato.
Attualmente, dopo una rapida contrazione di questi ambiti, è un'area alla ricerca di sé stessa. Il vino, e in particolar modo l'erbaluce, sono una delle possibili vie di rinascita di questo territorio, dove un manipolo di vignaioli stanno provando a fornire interpretazioni sempre più schiette e precise.

Al Molo ne ospitiamo un paio che rappresentano, a nostro avviso, l'idea di vino che abbiamo: Ilaria Salvetti e Luca Gili sono vignaioli di razza che credono fortemente nelle potenzialità canavesane e con la loro visione precisa, volta a dar lustro a tutti i vitigni tipici della zona.
Un altro Canavese, un Canavese possibile.


Ilaria Salvetti
Gentilezza e fermezza: se volessimo descrivere Ilaria, queste sono le prime parole che ci vengono in mente. Modi gentili, parole ben dosate e una visione consapevole con cui plasmare i propri vini e le sue vigne. Il padre di Ilaria aveva alcune vigne a Caluso da cui si dilettava a produrre vino per sé: lei, 10 anni fa, raccolse il testimone e poco alla volta ampliò la produzione. Tutto e unicamente gira intorno all'erbaluce, vitigno tipico del Canavese: metodi classici, bianchi fermi e un passito, legati da un approccio poco interventista, ricercando una sinergia tra territorio e essere umano.

Luca Gili
La sua cantina, ricavata da quella che era un'officina meccanica, incarna molto bene l'evoluzione che il Canavese sta avendo negli ultimi anni. Luca ha deciso di puntare sui vitigni tipici del territorio, quelli forse meno conosciuti e celebrati, come il neretto, fornendo interpretazioni molto personali e fuori dai classici schemi. Fermentazioni spontanee, solforosa laddove necessario e savoir faire d'antan per raccontare un altro volto del territorio canavesano

 

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  • Gio 19 Mag 20:15
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