il Molo

Se qualcuno ti offre da bere al Molo, non fidarti: uno dei metodi più frequenti di arruolamento alla pirateria consisteva nell’offrire al malcapitato un potente infuso soporifero, per poi caricarlo rapidamente in stiva, addormentato e nudo.
Si sarebbe svegliato all’alba dell’indomani in mare, non sapendo dove o per dove.



Ecco perché a bordo delle navi pirata, così come al Molo, puoi incontrare chiunque, l’oste e il filosofo, il chirurgo e l’agronomo, l’attivista e l’impiegato.


Siamo legati da sempre a certe tematiche e a certe simbologie.
Da piccoli giocavamo ai pirati. E vuoi mettere il piacere di veleggiare sui mari, anziché sparare a degli indiani innocenti.
Poi siamo diventati grandi e abbiamo scoperto che ai pirati, un po', ci assomigliamo davvero.

La pirateria del ‘700 proponeva in mare, lontano dai centri istituzionali del potere, forme di politica alternative, per certi versi rivoluzionarie.
La vita sulla nave, archetipo della cosa pubblica, dell’umanità vista come equipaggio o ciurma, subì nei secoli d’oro della pirateria cambiamenti sostanziali: a differenza del re o di altre figure detentrici di autorità, il capitano della nave pirata manteneva il suo ruolo solo se popolare e coraggioso, e poteva essere facilmente deposto; mentre alla ciurma era consentito discutere e dibattere secondo una reale democrazia.
Alle rigide regole morali e ai pregiudizi della civilizzata terraferma, la nave pirata contrapponeva un mondo di eclettismo religioso, culturale, una mescolanza di tolleranza e curiosità.

Sulle navi pirata le decisioni venivano prese insieme, per alzata di mano.
Il bottino veniva diviso tra tutti equamente; al capitano spettava una sola quota supplementare.
I privilegi non esistevano: raramente il capitano aveva una sua cabina, ma anche quando ciò accadeva, qualunque membro dell'equipaggio vi poteva entrare, in qualsiasi momento, servirsi del suo cibo e usare le sue stoviglie.

A bordo delle navi pirata non esistevano catenacci e chiavi.
Nessuno poteva giocare a dadi o a carte per denaro.
I pirati promettevano solennemente di non rubare alcunchè ad un altro: a chi era sorpreso a rubare, veniva tagliato il naso o le orecchie.
Sebbene un pirata avesse ottime probabilità di lasciare questa vita appeso ad una forca, poteva almeno sperare in alcuni anni di libertà e bella vita.
Era una prospettiva decisamente più allettante di quella offerta dalla marina militare.
"Meno leggi consentivano maggiore giustizia", disse un buono a nulla.

Da quello spazio infinito e da quelle avventure, ci siamo portati appresso una serie di tesori.
La volontà di decidere insieme e l'antipatia per le gerarchie.
La curiosità verso il nuovo e la necessità di un rifugio.
Il piacere di un brindisi.
I profumi della cambusa.
Il gusto del viaggio e la felicità dell'approdo.

A Torino non c'è il mare, però c'è un Molo.
Un covo sicuro e senza leggi, se non quelle del buon stare insieme.
E magari preparare il prossimo arrembaggio.



A moi, furban!
que m'importe la gloire,
le lis du monde
et q'importe la morte?
Sur l'ocean j'ai plantè ma victoire,
et bois mon vin dans une coupe d'or
le seul bonheur que j'ai su conquerirù!

 

A me, filibustieri!
che m'importa la gloria,
la legge del mondo
e che m'importa della morte?
Sull'oceano ho piantato la mia vittoria
e bevo il mio vino in una coppa d'oro
la sola fortuna che sono riucito a conquistare!

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